Rendiconto del Fondo nazionale di risoluzione per l’anno 2018

Aggiornato il: 23 apr 2019

Banca d’Italia ha pubblicato, in data 29 marzo 2019, i dati relativi al Rendiconto del Fondo nazionale di risoluzione per l’anno 2018 unitamente alla Relazione illustrativa sulla gestione.


Premessa


La direttiva UE/2014/59 sul risanamento e la risoluzione delle banche (Bank Recovery and Resolution Directive, BRRD), recepita nell’ordinamento italiano con il D.lgs. 180/2015, prevede l’obbligo per i paesi dell’Unione europea di istituire, a partire dal 2015, uno o più fondi di risoluzione nazionale.


Con provvedimento n. 1226609 del 18 novembre 2015 la Banca d’Italia, nella veste di autorità nazionale di risoluzione, ha istituito il Fondo nazionale di risoluzione (Fondo o FNR).


Il Fondo costituisce un patrimonio autonomo, distinto a tutti gli effetti dal patrimonio della Banca d’Italia e da ogni altro patrimonio dalla stessa gestito, nonché da quello di ciascun soggetto che ha fornito le risorse raccolte nel Fondo medesimo.


Esso risponde esclusivamente delle obbligazioni contratte in relazione agli interventi di risoluzione effettuati e alle operazioni di gestione delle disponibilità finanziarie.


Il Fondo è gestito dalla Banca d’Italia, che assume le decisioni in ordine alla costituzione della dotazione finanziaria, al suo investimento e all’utilizzo per gli interventi di risoluzione (compreso il rilascio di garanzie).


La Banca d’Italia, in qualità di gestore del Fondo, esercita tutti i poteri e i diritti connessi con le partecipazioni detenute da quest’ultimo per effetto delle azioni di risoluzione.


Ai sensi dell’art. 8 del provvedimento n. 1226609/2015, il Fondo redige un rendiconto annuale sottoposto a revisione contabile da parte del medesimo revisore che controlla il bilancio della Banca d’Italia.


Ai sensi dell’articolo unico del provvedimento n. 428123/2016, il Collegio sindacale della Banca d’Italia svolge funzioni di controllo sull’amministrazione e sull’osservanza delle norme, verifica la regolare tenuta della contabilità del Fondo e la corretta redazione del rendiconto annuale, redige allo scopo una propria relazione.


Il Direttorio della Banca d’Italia, in seduta collegiale, approva il rendiconto corredato della relazione del Collegio sindacale e di quella del revisore esterno. Al rendiconto è data pubblicità unitamente al bilancio della Banca d’Italia.


Il Fondo nazionale di risoluzione nel contesto europeo


Per i paesi dell’area dell’euro partecipanti al Meccanismo di vigilanza unico (Single Supervisory Mechanism, SSM), dal 1° gennaio 2016 trova applicazione il regolamento UE/2014/806 sul Meccanismo di risoluzione unico (Single Resolution Mechanism, SRM), che prevede l’istituzione di un Fondo di risoluzione unico (Single Resolution Fund, SRF) per l’area dell’euro ([1]).


Al termine del periodo transitorio, previsto per il 31 dicembre 2023, l’SRF disporrà di risorse, pari all’1 per cento dei depositi protetti, stimate all’avvio del processo di raccolta in circa 55 miliardi di euro, di cui circa 5,7 versati dalle banche italiane ([2]) .


Le modalità di calcolo dei contributi ordinari sono contenute nel regolamento delegato UE/2015/63. Le quote di contribuzione annuale di ciascun intermediario sono determinate in funzione dell’ammontare delle passività al netto dei fondi propri, dei depositi protetti e, per gli enti appartenenti a gruppi, delle passività infragruppo. La base contributiva è corretta in ragione del profilo di rischio.


La raccolta delle contribuzioni ordinarie all’SRF per il 2018 si è completata il 18 giugno dello scorso anno con il riversamento a tale fondo, dopo i necessari controlli, delle somme richiamate dal sistema bancario.

I dati funzionali al calcolo delle contribuzioni sono stati forniti dagli stessi intermediari e raccolti dalle autorità di risoluzione nazionali attraverso la compilazione di schemi uniformi predisposti, in cooperazione con le autorità nazionali, dal Comitato di risoluzione unico (Single Resolution Board, SRB), che ha curato anche il calcolo dei contributi.


Le somme derivanti dalle contribuzioni ordinarie confluiscono in due conti TARGET2 dedicati, intestati al Fondo nazionale di risoluzione e accesi presso la Banca d’Italia, e costituiscono un debito nei confronti dell’SRB ([3]).


Le risorse nazionali raccolte a titolo di contribuzione ordinaria e trasferite all’SRF nel 2018 sono state pari a 827 milioni di euro, a fronte dei 748 raccolti nel 2017. Hanno partecipato 452 istituzioni italiane, di cui 449 banche e 3 SIM.


L’ammontare dei versamenti per il 2018 riflette una crescita generalizzata dei contributi nell’area euro, quale conseguenza dell’incremento del fattore di commisurazione del livello obiettivo deciso dall’SRB (dal 105 per cento del 2017 al 115 per cento del 2018) e dell’aumento dei depositi protetti. La contribuzione italiana ha rappresentato circa il 10 per cento di quella europea.


Gli interventi del Fondo nazionale di risoluzione


Le misure di risoluzione delle crisi attivate nel novembre 2015 nei confronti di Banca delle Marche spa, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio società cooperativa, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti spa e Cassa di Risparmio di Ferrara spa hanno richiesto un intervento del Fondo di 3,7 miliardi circa.

Considerata l’esigenza finanziaria connessa con tali interventi, la Banca d’Italia, ai sensi dell’art. 78, comma 1, lett. c) del D.lgs. 180/2015, il 20 novembre 2015 ha stipulato con un pool di primarie banche italiane un finanziamento ponte concesso a condizioni di mercato a favore del Fondo per 4 miliardi di euro (di cui 3,9 effettivamente erogati) ([4]).


A dicembre del 2015 ([5]) sono stati raccolti dal sistema, in conformità con quanto previsto dagli artt. 82 e 83 del D.lgs. 180/2015, contributi ordinari e straordinari (in misura pari a tre volte l’importo annuale dei contributi ordinari) per 2,4 miliardi di euro circa.


Tali contributi sono stati utilizzati per rimborsare una quota del finanziamento ponte; l’ammontare residuo di questo finanziamento al 31 dicembre 2016 era di 1,55 miliardi di euro.


Tenuto conto delle esigenze finanziarie legate alla cessione degli enti ponte e illustrate nei paragrafi successivi e al rimborso del finanziamento in essere, nel dicembre 2016 la Banca d’Italia ha proceduto al richiamo di due annualità di contribuzione ordinaria, pari a circa 1.526 milioni di euro ([6]) . Il versamento di tali contributi è avvenuto a marzo del 2017.


Il finanziamento è stato rimborsato nel maggio 2017, in parte attraverso un versamento di 0,31 miliardi di euro, in parte mediante l’accensione di un nuovo finanziamento di 1,24 miliardi di euro con un periodo di ammortamento di quattro anni. Tale nuovo finanziamento non ha previsto la prestazione di alcuna garanzia da parte di terzi; l’estinzione integrale del finanziamento originario ha comportato pertanto il venir meno della garanzia rilasciata da Cassa depositi e prestiti spa (cfr. nota 5). In data 31 luglio 2018, attraverso il richiamo delle contribuzioni addizionali, si è provveduto al rimborso della prima rata del finanziamento per un importo pari a 0,31 miliardi di euro.


In esecuzione del programma di risoluzione, tra il 2016 e il 2017 è stato disposto il trasferimento di crediti dagli enti ponte alla società veicolo REV Gestione Crediti spa (REV), per un corrispettivo pari a 2,1 miliardi di euro. Per finanziare l’acquisizione delle sofferenze, REV ha stipulato un contratto di finanziamento con un pool di banche italiane ([7]).


L’esposizione di REV nei confronti dei finanziatori è assistita dalla garanzia, autonoma e a prima richiesta, rilasciata dal Fondo.


L’importo garantito viene automaticamente adeguato all’ammontare del debito residuo. L’attuale finanziamento della REV (pari a 1,6 miliardi di euro alla fine del 2018) è in prossimità di scadenza (maggio 2019).


REV ha pertanto avviato la rinegoziazione del finanziamento con il pool di banche, per allineare la durata del passivo con l’orizzonte temporale di riferimento della strategia aziendale, la cui finalizzazione è prevista entro il termine indicato.


Le cessioni a UBI Banca spa e a BPER Banca spa


Al termine di un articolato processo di vendita, nel corso del primo trimestre del 2017 sono stati stipulati: (a) il contratto per la cessione a UBI Banca spa (UBI) di Nuova Banca delle Marche spa, Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio spa e Nuova Cassa di Risparmio di Chieti spa; (b) il contratto per la cessione a BPER Banca spa (BPER) di Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara spa (Nuova Carife).


Lo schema delle operazioni ha previsto la cessione delle banche ponte a un prezzo figurativo di 1 euro per singolo contratto, previo aumento di capitale da parte del Fondo in favore delle stesse e scorporo di crediti in sofferenza e di inadempienze probabili ([8]).


Secondo i contratti di cessione il trasferimento della proprietà delle banche ponte è subordinato al verificarsi di una serie di condizioni sospensive ([9]).


Nei mesi di maggio e giugno del 2017, in seguito alla realizzazione di tutte le condizioni sospensive, tra cui gli interventi di rafforzamento patrimoniale effettuati dal Fondo e l’esecuzione delle operazioni di scorporo dei crediti deteriorati ([10]), si sono perfezionate le cessioni rispettivamente a UBI e a BPER delle partecipazioni totalitarie detenute dal Fondo nel capitale degli enti ponte.


In conformità con quanto previsto dai contratti, nei giorni immediatamente successivi alle cessioni, gli ex enti ponte hanno trasferito al Fondo strumenti finanziari denominati detachable coupons. Tali strumenti, emessi nell’ambito dell’operazione di cartolarizzazione avente ad oggetto i crediti in sofferenza e le inadempienze probabili ceduti dagli enti ponte alle società veicolo, assegnano al Fondo il diritto di partecipare a eventuali extrarendimenti sui portafogli ceduti.

Il trasferimento al Fondo è avvenuto senza corrispettivo.


Le garanzie rilasciate a UBI Banca spa e a BPER Banca spa


Oltre agli impegni e alle garanzie rilasciate nell’ambito dello scorporo dei crediti deteriorati, i contratti di cessione stipulati con UBI e con BPER prevedono a carico del Fondo alcuni obblighi di indennizzo per qualunque danno, costo o onere derivante dal contenzioso legale esistente o futuro delle ex banche ponte, dalla violazione delle dichiarazioni e delle garanzie dallo stesso rese nonché dall’inadempimento degli impegni assunti ([11]).


Il Fondo si è inoltre fatto carico di ulteriori obblighi di indennizzo al verificarsi di specifici eventi, tra cui le perdite derivanti da possibili contenziosi con gli ex azionisti e con gli ex obbligazionisti subordinati ([12]).


La procedura di gestione delle richieste di indennizzo prevede una notifica scritta (notice of claim, NOC) indirizzata al Fondo da parte delle banche acquirenti, in cui si riporta ogni fatto che, a giudizio delle banche stesse, possa tradursi in una richiesta di indennizzo ([13]).


Tra le NOC pervenute, rilevano quelle aventi ad oggetto contenziosi con ex azionisti ed ex sottoscrittori di titoli subordinati delle quattro banche poste in risoluzione nel 2015, alcuni dei quali relativi a ricorsi presso l’Arbitro per le controversie finanziarie (ACF).


Nei contenziosi presso l’Autorità giudiziaria, questa è chiamata a valutare, oltre alla sussistenza delle pretese risarcitorie, anche la legittimazione passiva delle ex banche ponte; in merito a tale ultimo aspetto le prime pronunce giurisdizionali, non definitive, hanno fatto emergere interpretazioni differenti ([14]).


Sul tema della legittimazione passiva delle ex banche ponte, al fine di contrastare l’orientamento che riconosce la responsabilità degli enti ponte in relazione alle pretese degli ex azionisti e obbligazionisti subordinati, la Banca d’Italia, quale gestore del Fondo, è intervenuta in alcuni giudizi promossi da soggetti istituzionali per difendere la corretta interpretazione dell’art. 47 del D.lgs. 180/2015 e, in ultima istanza, la “tenuta” della normativa in materia di risoluzione.


Tra le garanzie rilasciate dal Fondo, sono state previste ulteriori “rappresentazioni e garanzie”, che potranno dare luogo a indennizzi a favore del compratore; si tratta di garanzie prive di un limite massimo e relative, tra l’altro, alle condizioni soggettive e oggettive minime per un efficace trasferimento delle azioni.


Tali garanzie basilari riguardano, tra l’altro, i seguenti aspetti:

(a) potere del venditore di trasferire le azioni delle banche ponte, libere da ogni vincolo, onere o gravame;

(b) sussistenza di tutti i poteri e autorizzazioni interne necessarie al venditore al fine di dare esecuzione al contratto e a tutte le altre operazioni ivi previste e/o contemplate;

(c) effettiva sottoscrizione e versamento del capitale sociale delle banche ponte, sia al momento della stipula della compravendita, sia al definitivo trasferimento delle azioni;

(d) esistenza e organizzazione delle banche ponte secondo le normativa applicabile e sussistenza di tutte le autorizzazioni necessarie a esercitare le proprie attuali attività, inclusa l’assenza di qualsiasi procedimento di crisi, insolvenza o intervento anche ai sensi del Testo unico bancario o del D.lgs. 180/2015;

(e) validità e conformità delle misure di risoluzione adottate, anche in relazione alla disciplina europea in materia di aiuti di Stato;

(f) possesso di tutte le autorizzazioni necessarie da parte delle banche ponte per esercitare l’attività e assenza di iniziative o contenziosi che possano determinarne la sospensione, la revoca, il ritiro o il termine.




[1] Ai sensi delle disposizioni del regolamento, i fondi nazionali sono confluiti, a partire dal 1° gennaio 2016, nell’SRF. Questo è inizialmente suddiviso in comparti nazionali separati dal punto di vista contabile; nel corso di un periodo transitorio della durata di otto anni la percentuale allocata ai comparti nazionali diminuisce in maniera progressiva, mentre la componente mutualizzata aumenta fino a raggiugere la totalità delle risorse.

[2] I dati stimati sono destinati a variare in relazione all’evoluzione dell’ammontare dei depositi protetti dell’area dell’euro e italiani.

[3] Dal punto di vista contabile, a fronte delle contribuzioni ordinarie raccolte, viene rilevato un debito di pari importo nei confronti dell’SRB, che opera in qualità di gestore dell’SRF. Tale debito si estingue in tempi brevi – e comunque in corso d’anno – con il riversamento delle contribuzioni, non figurando così nelle consistenze di fine esercizio rappresentate nello stato patrimoniale.

[4] L’utilizzo delle linee di finanziamento è stato subordinato alla costituzione in pegno, in favore delle banche finanziatrici, del diritto del Fondo di ottenere da Cassa depositi e prestiti spa sostegno finanziario per un importo pari a 1,65 miliardi di euro. In particolare, la Cassa si è impegnata a intervenire nel caso in cui le risorse del Fondo non fossero sufficienti a far fronte agli oneri per il finanziamento.

[5] Le risorse finanziarie sono state fornite dalle banche aventi sede legale in Italia, dalle filiazioni italiane di banche extracomunitarie e da talune società di intermediazione mobiliare facenti parte di gruppi bancari italiani, limitatamente a quelle che sono soggette a specifici requisiti prudenziali in relazione ai servizi prestati. Dal novero degli intermediari sono stati esclusi quelli in liquidazione coatta amministrativa, mentre sono stati compresi quelli in amministrazione straordinaria e quelli in risoluzione.

[6] La L. 208/2015 prevede, nel caso in cui la dotazione finanziaria disponibile del Fondo non sia sufficiente a sostenere nel tempo gli interventi di risoluzione effettuati, che le banche versino: (a) contributi addizionali all’FNR nella misura determinata dalla Banca d’Italia ed entro il limite complessivo, inclusivo delle contribuzioni versate al Fondo di risoluzione unico, previsto dagli artt. 70 e 71 del regolamento UE/2014/806; (b) per il solo 2016, due ulteriori quote annuali.

[7] Per una descrizione analitica del processo di cessione delle sofferenze e di accensione del relativo finanziamento, cfr. la relazione illustrativa sulla gestione nel Rendiconto del Fondo nazionale di risoluzione sul 2017.

[8] Per una descrizione analitica del processo di vendita e dei principali termini e condizioni dell’operazione, cfr. la relazione illustrativa sulla gestione nel Rendiconto del Fondo nazionale di risoluzione sul 2016.

[9] Si tratta, tra le altre, delle seguenti condizioni: (a) il rilascio delle necessarie autorizzazioni o di nulla osta da parte delle competenti autorità, italiane ed europee; (b) lo scorporo delle “attività escluse” nei termini e alle condizioni stabilite dal contratto; (c) la conferma della Commissione europea che non sussistano impedimenti in relazione alla disciplina sugli aiuti di Stato rispetto all’acquisizione e alle altre operazioni previste dal contratto; (d) la realizzazione del necessario rafforzamento patrimoniale.

[10] Prima del perfezionamento delle cessioni, le banche ponte hanno sottoscritto con Quaestio Capital Management SGR spa unipersonale – gestore del Fondo Atlante – alcuni contratti aventi ad oggetto la cessione sia dei crediti deteriorati alle società veicolo per la cartolarizzazione, sia dei rapporti giuridici a un patrimonio destinato, a tal fine costituito da Credito Fondiario spa; in questo contesto le banche ponte hanno rilasciato garanzie per un massimo di 220 milioni di euro, cui si aggiungono ulteriori 106 milioni relativi a posizioni di leasing. A fronte di ciò il Fondo si è impegnato a indennizzare le cessionarie per qualsiasi perdita derivante dai crediti oggetto dello scorporo, con un meccanismo che in parte prevede la ripartizione degli oneri assunti tra le stesse e il Fondo.

[11] La garanzia opera nel caso di UBI fino a 250 milioni di euro, con una franchigia di 10 milioni; nel caso di BPER fino a 15 milioni di euro, con una franchigia di un milione.

[12] La garanzia opera nel caso di UBI fino a 280 milioni di euro e nel caso di BPER fino a 150 milioni, in entrambi i casi senza franchigia. Per UBI gli indennizzi relativi agli obbligazionisti subordinati sono compresi nella garanzia generale di 250 milioni di euro.

[13] Al 31 dicembre 2018 sono pervenute complessivamente 575 NOC, di cui 216 da UBI e 359 da BPER; le notifiche si riferiscono principalmente a cause civili aventi ad oggetto domande di risarcimento a fronte di violazioni delle norme di concessione del credito, nonché a contenziosi avviati da ex azionisti e obbligazionisti subordinati.

[14] In alcune decisioni è stata riconosciuta la legittimazione passiva degli enti ponte, che quindi verrebbero chiamati a sostenere gli eventuali oneri derivanti dal risarcimento dei danni subiti da ex azionisti e obbligazionisti subordinati per il mancato rispetto delle norme del TUF da parte delle banche sottoposte a risoluzione. Vi sono peraltro anche pronunce contrarie che escludono, per gli azionisti e i creditori dell’ente sottoposto a risoluzione, la possibilità di far valere i citati diritti risarcitori nei confronti degli enti ponte.