Il finanziamento dello sport in Italia

Aggiornato il: 25 apr 2019


1. Premessa


L’articolo 1, commi da 629 a 653 della legge 31 dicembre 2018, n. 145 (Legge di Bilancio 2019) ha recato una profonda revisione dell’ordinamento sportivo in Italia.


Pare preliminarmente opportuno precisare che il CONI, Comitato olimpico nazionale italiano, è un ente pubblico non economico a cui sono affidati l'organizzazione e il potenziamento dello sport a livello nazionale.


Esso è stato istituito con la legge 16 febbraio 1942, n. 426 con compiti di autogoverno dello sport italiano. Tale disciplina è stata profondamente innovata con l’approvazione del decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, in seguito novellato dal decreto legislativo 8 gennaio 2004, n. 15 e ha comportato la costituzione della Coni Servizi S.p.A., interamente partecipata dal Ministero dell’economia e finanze (artt. 4 e 8 del decreto legge 8 luglio 2002 n. 138, convertito nella legge 8 agosto 2002 n. 178).


L’intendimento di base è stato quello di delegare all’istituendo nuovo ente pubblico (l’art. 1 del decreto prevede, appunto, il riconoscimento della personalità giuridica di diritto pubblico del CONI) ogni competenza in materia di sport.


Il CONI è quindi configurabile come ente di indirizzo e coordinamento dell’attività sportiva nazionale ed in tale funzione dispone il trasferimento di risorse ai soggetti operanti nel sistema dello sport, quali per esempio la CONI Servizi Spa, le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate, gli Enti di Promozione sportiva.


La Legge di Bilancio 2019, art. 1, cit., comma 629, che la società CONI Servizi Spa prenda la denominazione di “Sport e salute s.p.a.”. Alla stessa viene attribuito il compito di provvedere al sostegno degli organismi sportivi, finora assicurato dal CONI, prevedendo, tuttavia, che ciò avvenga anche sulla base degli indirizzi generali adottati dallo stesso CONI. Il comma 630 delinea un nuovo sistema di finanziamento del CONI e della Sport e salute spa.


Nella specie, viene modificato l'attuale meccanismo di finanziamento da parte dello Stato dell'attività sportiva nazionale; finanziamento non più parametrato sulla base di una autorizzazione di spesa fissata per legge ma in base al riparto delle risorse, da qualificare quali contributi pubblici, anche sulla base degli indirizzi generali in materia sportiva adottati dal CONI in armonia con i princìpi dell’ordinamento sportivo internazionale.


Il relativo ammontare è stabilito nella misura annua del 32% delle entrate effettivamente incassate dal bilancio dello Stato, registrate nell’anno precedente, e comunque in misura non inferiore complessivamente a 410 milioni di euro annui, derivanti dal versamento delle imposte ai fini IRES, IVA, IRAP e IRPEF nei seguenti settori di attività: gestione di impianti sportivi, attività di club sportivi, palestre e altre attività sportive.


Le relative risorse sono destinate:


- al CONI, nella misura di 40 milioni di euro annui, per il finanziamento delle spese relative al proprio funzionamento e alle proprie attività istituzionali, nonché per la copertura degli oneri relativi alla preparazione olimpica e al supporto alla delegazione italiana;


- per una quota non inferiore a 368 milioni di euro annui, alla Sport e salute Spa;


- per 2 milioni di euro, alla copertura degli oneri di cui ai commi da 634 a 639 (concorsi pronostici sportivi).

Al finanziamento delle federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive associate, degli enti di promozione sportiva, dei gruppi sportivi militari e dei corpi civili dello Stato e delle associazioni benemerite si provvede, in misura inizialmente non inferiore a 280 milioni di euro annui, a valere sulla quota destinata alla Sport e salute Spa; tuttavia, per l’anno 2019 restano confermati nel loro ammontare gli importi già comunicati dal CONI ai predetti soggetti, ai fini della predisposizione del relativo bilancio di previsione. Inoltre, viene disciplinata in maniera differente la governance della Sport e salute s.p.a.


I commi 641 e 642 innovano la disciplina relativa alla ripartizione delle risorse derivanti dalla commercializzazione dei diritti audiovisivi relativi al campionato italiano di calcio di Serie A.


In particolare, a partire dalla stagione sportiva 2021/2022, si riduce la quota relativa ai risultati sportivi conseguiti e si aumenta quella calcolata sulla base del radicamento sociale; ai fini della ripartizione di quest’ultima tra le società, si aggiunge il criterio dei minuti giocati da giovani calciatori.


Il comma 651 introduce, a sua volta, una modifica alla disciplina relativa alla legittimazione ad agire per la tutela dei diritti audiovisivi sportivi, prevedendo una specifica tutela per gli eventi sportivi live.

I commi da 647 a 650 recano disposizioni in materia di giustizia sportiva.


Per quel che riguarda in particolare le controversie connesse a provvedimenti di ammissione o esclusione dalle competizioni delle società o associazioni sportive professionistiche o comunque incidenti sulla partecipazione a competizione professionistiche, i commi in esame dispongono:


- l'attribuzione alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, con competenza del TAR del Lazio, sede di Roma;


- il mantenimento in via residuale, rispetto a tale giudizio, di un previo giudizio sportivo, da disciplinare da parte dello Statuto e dei regolamenti del CONI e delle Federazioni, che risponda ad alcuni requisiti: unicità di grado; decisione anche nel merito; definitività entro 30 giorni dalla pubblicazione dell'atto impugnato;


- l'applicazione al giudizio amministrativo di un rito abbreviato; - l'estensione delle nuove disposizioni anche alle controversie in corso.


Le norme introdotte trovano applicazione con riferimento ai provvedimenti di ammissione ed esclusione dalle competizioni professionistiche delle società sportive professionistiche costituite nella forma di società per azioni o di società a responsabilità limitata e delle associazioni sportive professionistiche; ne restano invece esclusi i provvedimenti relativi alla partecipazione a competizioni delle società e associazioni sportive dilettantistiche, di cui all'articolo 90 della legge n. 289 del 2002.


Tale nuova disciplina innova radicalmente l'impostazione previgente, secondo cui il processo sportivo ha carattere di pregiudizialità rispetto al processo non sportivo.


L’applicazione del nuovo ordinamento, quale emergente dalle norme appena promulgate, dovrà comunque avvenire con l’opportuna gradualità, in modo da salvaguardare e confermare l’autonomia dell’ordinamento sportivo nazionale, quale articolazione dell’ordinamento sportivo internazionale facente capo al CIO.


2. La nuova organizzazione territoriale del CONI


L’organizzazione territoriale, ridefinita dai vertici del CONI già a partire dagli esercizi precedenti, prevede un modello basato su comitati regionali e delegati provinciali, i cc.dd. Coni Point, presidi operativi provinciali dell’Ente a disposizione delle istituzioni sportive, delle Società e dei dirigenti volontari, nonché del pubblico, attraverso l’erogazione di servizi.


Tale organizzazione è contenuta nell’attuale statuto, modificato dal Consiglio nazionale il 26 ottobre 2018 con deliberazione n. 1615 ed approvato con dpcm 21 dicembre 2018.


In armonia con i principi e gli indirizzi fissati dagli organi centrali, i comitati regionali, direttamente o tramite i delegati provinciali, rappresentano il CONI nel territorio di competenza; promuovono e curano i rapporti con le strutture territoriali delle Federazioni sportive nazionali, delle Discipline sportive associate e degli Enti di promozione sportiva, con le amministrazioni pubbliche, statali e territoriali e con ogni altro organismo competente in materia sportiva e propongono forme di partecipazione dei rappresentanti degli enti territoriali alla programmazione sportiva.


Tra i requisiti richiesti affinché un’associazione privata entri a far parte del sistema CONI vi è quello secondo il quale le associazioni stesse si costituiscano senza scopo di lucro e che il loro fine istituzionale sia la promozione e l’organizzazione di attività fisico-sportive con finalità ricreative e formative, nel rispetto dei principi, delle regole e delle competenze del CONI.


Sia le Federazioni sportive nazionali (FSN) che le Discipline sportive associate (DSA) - associazioni con personalità giuridica di diritto privato, riconosciute rispettivamente dall’art. 15 del d.lgs. n. 242 del 1999 e dal d.p.r. 10 febbraio 2000, n. 361 - ricevono dal Coni dei contributi, la cui misura e finalità sono stabilite dalla Giunta nazionale, a cui è demandata anche l’approvazione dei bilanci e del programma delle attività.


Vi sono poi gli enti di promozione sportiva (EPS) - vale a dire quelle associazioni che hanno come fine statutario la promozione e l'organizzazione di attività motorie e sportive con finalità ricreative e formative e che svolgono le loro funzioni nel rispetto dei principi, delle regole e delle competenze del CONI, delle FSN e DSA – e le Associazioni benemerite (quelle, cioè, che hanno ottenuto particolari benemerenze in ambito sportivo).


3. I rilievi della Corte dei Conti al bilancio CONI per l’anno 2017


Con Delibera 36/2019 la Corte dei Conti nell’ambito del controllo eseguito sulla gestione finanziaria del CONI, pur prendendo atto dei positivi risultati della gestione nell’esercizio 2017, ha invitato l’Ente a:


- valutare la possibilità, al fine di ridurre le spese di funzionamento, di incentivare l’aggregazione degli enti finanziati nonché centralizzare per il tramite del CONI Servizi Spa ulteriori servizi, come effettuato in materia di gestione delle risorse umane e acquisti;


- rafforzare le misure e gli strumenti di monitoraggio e di controllo sull’utilizzo dei contributi annualmente a disposizione, in modo da assicurare un più rigoroso ed efficiente uso delle risorse medesime e prevenire situazioni di disavanzo economico, in particolare con riferimento alla gestione delle singole Federazioni sportive, che invero, per il 2017, hanno presentato un risultato economico nel complesso negativo;


- adottare ogni iniziativa utile a rafforzare l’attività di controllo nei confronti degli enti finanziati, affinché le risorse pubbliche trasferite siano gestite nel rispetto di rigorosi criteri di economicità;


- rispettare obblighi di pubblicazione dei dati relativi ai controlli sull’organizzazione e sull’attività dell’amministrazione previsti dall’articolo 31 del d.lgs. n. 33 del 2013.


4. Le questioni aperte circa il futuro dell’ordinamento sportivo in Italia


Per quanto concerne, in particolare, le Federazioni sportive si segnala che il Consiglio di Stato, Sezione V, con ordinanza 12 febbraio 2019, n. 1006, ha rimesso alla Corte di giustizia dell’Unione Europea la questione pregiudiziale sulla loro natura giuridica, in ordine al relativo inquadramento quali organismi di diritto pubblico.


Precisamente, sono stati posti i seguenti due gruppi di questioni pregiudiziale di diritto sovranazionale, ai sensi dell’art. 267 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea:


- se sulla base delle caratteristiche della normativa interna relativa all’ordinamento sportivo la Federazione calcistica italiana (F.I.G.C.) sia qualificabile come organismo di diritto pubblico, in quanto istituito per soddisfare specificatamente esigenze di interesse generale, aventi carattere non industriale o commerciale;


- se in particolare ricorra il requisito teleologico dell’organismo nei confronti della Federazione pur in assenza di un formale atto istitutivo di una pubblica amministrazione e malgrado la sua base associativa, in ragione del suo inserimento in un ordinamento di settore (sportivo) organizzato secondo modelli di stampo pubblicistico e del vincolo al rispetto dei principi e delle regole elaborate dal CONI e dagli organismi sportivi internazionali, attraverso il riconoscimento a fini sportivi dell’ente pubblico nazionale;


- se inoltre tale requisito possa configurarsi nei confronti di una Federazione sportiva quale la F.I.G.C., dotata di capacità di autofinanziamento, rispetto ad un’attività non a valenza pubblicistica quale quella oggetto di causa, o se invece debba considerarsi prevalente l’esigenza di assicurare in ogni caso l’applicazione delle norme di evidenza pubblica nell’affidamento a terzi di qualsiasi tipologia di contratto di tale ente;


- se sulla base dei rapporti giuridici tra il C.O.N.I. e la F.I.G.C. il primo disponga nei confronti della seconda di un’influenza dominante alla luce dei poteri legali di riconoscimento ai fini sportivi della società, di approvazione dei bilanci annuali e di vigilanza sulla gestione e il corretto funzionamento degli organi e di commissariamento dell’ente;


- se per contro tali poteri non siano sufficienti a configurare il requisito dell’influenza pubblica dominante propria dell’organismo di diritto pubblico, in ragione della qualificata partecipazione dei presidenti e dei rappresentanti delle Federazioni sportive negli organi fondamentali del Comitato olimpico.


La Corte di Giustizia non si è ancora pronunziata sui quesiti proposti. È di tutta evidenza, peraltro, che le decisioni della Corte europea, riguardanti la stessa natura giuridica delle Federazioni, potrebbero incidere sull’impianto ordinamentale e, conseguentemente, sulle norme in tema di organizzazione dell’attività sportiva nel nostro Paese.