Il Regolamento per un regime di condizionalità in materia di Rule of law

Aggiornato il: gen 9

Nell'ambito del processo di formazione del nuovo Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, nel maggio 2018 la Commissione europea ha presentato una proposta COM(2018)324 sulla tutela del bilancio dell'Unione in caso di carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto.


Il 16 dicembre 2020 il Parlamento europeo, all'esito dei negoziati con il Consiglio dell'UE, ha approvato in seconda lettura il Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo a un regime generale di condizionalità per la protezione del bilancio dell'Unione.


Il Regolamento introduce un meccanismo fondato sulla irrogazione di sanzioni (tra l'altro, la sospensione dei pagamenti e degli impegni a valere sul bilancio UE, la riduzione dei finanziamenti nell'ambito degli accordi esistenti, e il divieto di concludere nuovi impegni) nei confronti degli Stati Membri ove siano riscontrate violazioni dei principi dello Stato di diritto in uno Stato membro che compromettono o rischiano seriamente di compromettere in modo sufficientemente diretto la sana gestione finanziaria del bilancio dell'Unione o la tutela degli interessi finanziari dell'Unione.


Ai sensi dell'articolo 3, sono considerati indici sintomatici della sussistenza di una violazione dei principi dello Stato di diritto: le minacce all'indipendenza della magistratura, l'omessa prevenzione o sanzione delle decisioni illegittime assunte da autorità pubbliche o dell'insorgenza di conflitti di interesse, la mancata assegnazione di congrue risorse finanziarie e umane a scapito del loro corretto funzionamento, nonché la limitazione della disponibilità e dell'efficacia dei mezzi di ricorso o la limitazione dell'efficacia delle indagini, delle azioni penali o delle sanzioni per violazioni del diritto.


Con la Relazione annuale 2019 - I rapporti finanziari con l'Unione europea e l'utilizzazione dei Fondi europei, la Corte dei Conti, tra l'altro, riferisce sui controlli in tema di frodi e irregolarità in materia di risorse proprie.


Emerge, in particolare, che l'Italia si colloca in nona posizione per numero di irregolarità segnalate (104 segnalazioni; erano 145 nel 2017) e in settima posizione per quanto attiene agli importi comunicati, con circa 9,8 milioni di euro di irregolarità totali registrate a sistema, che rappresentano lo 0,43 per cento del totale delle risorse proprie tradizionali versate al bilancio UE (in miglioramento rispetto al 2017, anno in cui lo stesso indice era pari allo 0,57 per cento).


Per quanto riguarda in particolare i casi segnalati come potenzialmente fraudolenti, il maggior numero è relativo alla Germania (95 casi), seguita da Francia (60 casi) e Spagna (44 casi). L'Italia, in sesta posizione, ha comunicato 38 casi di sospetta frode.


I primi due Paesi per volume finanziario delle irregolarità non fraudolente sono i Paesi Bassi (128,4 milioni) e il Regno Unito (127 milioni), che rappresentano da soli più della metà del totale (449,7 milioni). Segue, al terzo posto, la Germania, con 89,1 milioni.


L'Italia si colloca in dodicesima posizione, con circa 4 milioni. I Paesi Bassi detengono anche la percentuale più alta di importi segnalati come non fraudolenti rispetto al totale delle risorse proprie tradizionali (RPT) (4,10%), seguiti dal Portogallo (3,55%) e dal Regno Unito (3,45%). L'Italia presenta una percentuale di segnalazione pari allo 0,18 per cento del totale delle RPT, tra le più basse dell'UE, nel cui ambito si registra una media dell'1,78 per cento.


Per quanto attiene, infine, alle percentuali di recupero, l'Italia, con il 35 per cento, presenta una percentuale inferiore alla media europea, che è pari al 55 per cento. La percentuale è tuttavia in aumento rispetto ai dati rilevati per lo scorso anno (21 per cento di recuperi a fronte di una media europea del 47 per cento nel 2017).


Infine, secondo la Corte dei Conti, in valore assoluto, l'Italia ha il primato dell'IVA evasa (33,6 miliardi). Si assiste tuttavia ad una riduzione della propensione all'evasione in rapporto al passato (dal 26,6 per cento al 23,8 per cento del gettito potenziale), a fronte di una media europea attestata comunque su valori molto più contenuti (11 per cento).


Nel caso in cui la Commissione ritenga che vi siano fondati motivi per considerare sussistente una violazione siffatta da parte di uno Stato membro, essa provvede a trasmettere una notifica scritta allo Stato membro interessato in cui espone gli elementi di fatto e di diritto su cui ha fondato la propria conclusione; al contempo informa senza ritardo il Parlamento europeo e il Consiglio di tale notifica e del contenuto della stessa. Il Parlamento europeo ha infatti la possibilità di invitare la Commissione a un dialogo strutturato sulle sue conclusioni.


Entro un termine massimo di 3 mesi, lo Stato membro interessato può fornire informazioni necessarie e formulare osservazioni sulle conclusioni della Commissione, proponendo anche l'adozione di misure correttive per adeguarsi alle indicazioni della medesima.


Se, tenuto conto delle informazioni ricevute e delle eventuali osservazioni formulate dallo Stato membro interessato, la Commissione continua a ritenere sussistente la violazione dello Stato di diritto e inadeguate le misure correttive proposte, può presentare al Consiglio una proposta di adozione di adeguate misure sanzionatorie.


Il Consiglio approva la proposta della Commissione entro un mese dal ricevimento, a maggioranza qualificata. Simile iter seguono i provvedimenti di revoca totale o parziale delle misure sanzionatorie, la cui adozione da parte del Consiglio segue alla proposta della Commissione, sollecitata dallo Stato membro interessato o d'ufficio, all'esito del riesame della situazione dello stato di diritto in tale Stato membro.


Le misure adottate devono essere proporzionate all'impatto effettivo o potenziale delle violazioni dei principi dello Stato di diritto sulla sana gestione finanziaria del bilancio dell'Unione o sui suoi interessi finanziari, tenuta in considerazione anche la natura, la durata, la gravità e la portata delle violazioni medesime.


In ogni caso, tali misure non incidono sull'obbligo dello Stato membro di dare esecuzione al programma o al fondo che sia stato toccato dalla misura, compreso l'obbligo di effettuare i pagamenti nei confronti dei percettori/beneficiari finali.


Il testo di legge definitivo, pur ricalcando in larga misura l'accordo provvisorio raggiunto già il 5 novembre 2020 nell'ambito del trilogo tra i delegati del Consiglio e del Parlamento europeo, si riferisce alle Conclusioni del Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre e integra gli orientamenti che sono emersi in tale sede.


Nel Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre, infatti, i capi di Stato e di Governo dei Paesi membri sono addivenuti a una soluzione di compromesso idonea a rispondere alle preoccupazioni espresse da alcuni Stati membri, tra cui in particolare Polonia e Ungheria, in merito al progetto di regolamento volto a istituire un regime generale di condizionalità per la protezione del bilancio dell'Unione.


Nelle Conclusioni si legge che, come parte integrante del nuovo ciclo di bilancio, il Regolamento si applicherà a decorrere dal 1º gennaio 2021 e le misure potranno essere adottate solo in relazione agli impegni di bilancio previsti nell'ambito del nuovo quadro finanziario pluriennale, compreso Next Generation EU.


Inoltre tali misure, in considerazione del carattere sussidiario del meccanismo di condizionalità, «saranno prese in considerazione solo nei casi in cui le altre procedure previste dal diritto dell'Unione, […], non consentano di proteggere più efficacemente il bilancio dell'Unione».


In particolare, gli Stati membri riuniti nel Consiglio europeo hanno convenuto sull'esigenza che, prima della concreta messa in opera del meccanismo di condizionalità, la Commissione elabori e adotti linee guida sulle modalità con cui applicherà il regolamento, compresa una metodologia per effettuare la propria valutazione circa la sussistenza di una violazione dello stato di diritto.


Tali linee guida, che la Commissione, in una dichiarazione allegata alla decisione del Consiglio sul regolamento si è impegnata a elaborare in stretta consultazione con gli Stati membri, qualora venga introdotto un ricorso di annullamento ai sensi dell'art. 263 TFUE, saranno messe a punto solo successivamente alla sentenza della Corte di Giustizia, in modo da incorporarvi eventuali elementi pertinenti derivanti da detta sentenza.