Golden Power: la norma a protezione delle imprese italiane



Al fine di proteggere le imprese italiane da possibili acquisizioni ostili da parte di soggetti esteri in questo periodo di fragilità, il Governo italiano utilizzerà lo scudo della golden power.


Infatti, il nostro ordinamento ha predisposto meccanismi di controllo degli investimenti esteri diretti (IED), riservandosi la facoltà di limitare quelli che potrebbero costituire una minaccia per gli interessi essenziali, con particolare attenzione per le questioni del trasferimento di tecnologie e per la protezione della sicurezza nazionale.


Le procedure di controllo al momento diffuse negli Stati membri si sostanziano in due tipi principali di meccanismo:


(i) quelli che richiedono agli investitori di notificare un investimento ex ante e contemplano un sistema di autorizzazione preventiva e


(ii) quelli che prevedono un controllo ex post degli investimenti già completati, con la possibilità per gli investitori di richiedere spontaneamente il controllo dell’investimento prima del suo completamento.

Tra tali meccanismi si annovera la golden power, strumento al quale il nostro Paese è giunto al termine di un lungo ed estenuante contenzioso con le Istituzioni comunitarie che avevano condannato a più riprese l’originaria formulazione delle golden shares con la quale il legislatore non si era limitato ad introdurre norme procedurali per la privatizzazione delle partecipazioni azionarie pubbliche, ma aveva introdotto norme speciali, con riferimento sia all’organizzazione societaria sia al contenuto e alla circolazione della partecipazione sociale.


Precisamente, nel tentativo di superare le censure sollevate dalla Commissione europea con riferimento alla disciplina della golden share (d.l. n. 332/1994), asseritamente lesiva della libertà di stabilimento e della libera circolazione dei capitali, il Governo italiano ha adottato nuove disposizioni in materia di poteri speciali con la golden power sugli assetti delle società attive in settori di particolare rilievo nazionale (d.l. n. 21/ 2012). Le recenti novità legislative segnano una netta frattura rispetto alle disposizioni previgenti, non limitando più l’esercizio dei poteri speciali alle sole società oggetto di privatizzazione, né legando tali poteri all’introduzione di clausole speciali all’interno degli statuti societari. La disciplina sui golden powers è applicabile a una generalità di società, purché attive in determinati settori strategici.

Il Governo italiano, quindi, nel caso di intervento di investitori stranieri, ha facoltà di esercitare i poteri speciali per opporsi all'acquisizione del controllo da parte di soggetti esteri delle attività di rilevanza strategica nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni.

Tali poteri speciali possono essere esercitati in presenza di determinati eventi che interessano la vita dell’impresa. Il ventaglio di atti e operazioni societari a cui si riferisce il testo normativo è particolarmente ampio e ricomprende, a titolo esemplificativo:


- l’acquisto di partecipazioni sociali

- la fusione o la scissione o lo scioglimento della società

- il trasferimento dell’azienda o rami di essa

- il mutamento della società o dell’oggetto sociale

- la modifica di clausole statutarie.


In funzione dell’operazione societaria e del settore d’interesse, il Governo può decidere:

- l’imposizione di specifiche condizioni relative alla sicurezza degli approvvigionamenti e delle informazioni, ai trasferimenti tecnologici e al controllo delle esportazioni;

- l’opposizione all’acquisto di partecipazioni;

- il veto all’adozione di delibere dell’assemblea o degli organi di amministrazione dell’impresa. Presupposto per l’esercizio dei poteri speciali è la sussistenza di una minaccia di grave quale pregiudizio per gli interessi essenziali della difesa e della sicurezza nazionale ovvero per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni.


La minaccia di grave pregiudizio è valutata caso per caso alla luce di criteri che tengono in considerazione, tra gli altri, anche la capacità economica, finanziaria, tecnica e organizzativa dell’acquirente, nonché la sicurezza e la continuità degli approvvigionamenti.


Le prossime settimane saranno decisive per la difesa e la tenuta del sistema Paese a tutela non soltanto delle aziende di rilievo strategico nazionale, ma anche delle PMI coinvolte nella regolazione degli assetti.



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Per approfondimenti:


V. M. Allena, Un nuovo ambito di giurisdizione del giudice amministrativo nel diritto dell’economia: la competenza esclusiva in materia di esercizio del golden power, in Dir. economia, 2012, 639 ss.;


A. Comino, golden powers per dimenticare la golden share: le nuove forme di intervento pubblico sugli assetti societari nei settori della difesa, della sicurezza nazionale, dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni, in Rivista Italiana di Diritto Pubblico Comunitario, fasc. 5, 2014, pag. 1019;


M. Lamandini, Golden share e libera circolazione dei capitali in Europa e in Italia, in Giurisprudenza Commerciale, fasc. 5, 2016, pag. 671;


F. Ghezzi-M. Botta, Standard di valutazione, interessi nazionali ed operazioni di concentrazione in Europa e negli Stati membri, tra spinte centrifughe ed effetti di spill-over, in Rivista delle Società, fasc. 4, 2018, pag. 1047;


S. Magliano, tutela degli interessi strategici e controllo degli investimenti esteri diretti: la proposta di regolamento delle istituzioni europee, in Diritto del Commercio Internazionale, fasc. 3, 2018, pag. 699;


A. Triscornia, Golden power: un difficile connubio tra alta amministrazione e diritto societario, in Rivista delle Società, fasc. 4, 2019, pag. 733.