Codice della Crisi: i nuovi strumenti di composizione negoziale

Aggiornato il: 23 apr 2019

Premessa: la normativa vigente per i piani attestati e per gli accordi di ristrutturazione


I piani attestati di risanamento, a legislazione vigente, sono regolamentati esclusivamente negli effetti, nell’ambito delle esenzioni all’azione revocatoria fallimentare [1].


Essi si differenziano dagli accordi di ristrutturazione e dal concordato preventivo in quanto per essi non è previsto l’intervento o il controllo giudiziale della procedura.


Si tratta in sostanza di strumenti dei quali l’imprenditore può servirsi in presenza di una crisi dell’impresa transitoria e di minore gravità per concordare con i creditori senza l’intervento della autorità giudiziaria il risanamento della impresa, da realizzarsi attraverso la riorganizzazione dell’impresa o anche nuove modalità di finanziamento.


Gli accordi di ristrutturazione sono disciplinati attualmente dall’art. 182-bis della l.fall., che delinea una procedura suddivisa in due fasi:


una fase stragiudiziale: l’accordo, redatto in forma scritta deve essere sottoscritto dai creditori che rappresentano almeno 60% del passivo del debitore e deve garantire l’integrale pagamento dei creditori estranei all’accordo. La veridicità dei dati aziendali deve essere attestata da un professionista. Sono previsti inoltre precisi termini entro i quali deve avvenire il pagamento integrale dei creditori non aderenti all’accordo: entro 120 gg dall’omologazione in caso di crediti già scaduti a quella data; entro 120 giorni dalla scadenza in caso di crediti non ancora scaduti alla data dell’omologazione. L’accordo deve essere quindi pubblicato nel registro delle imprese e i creditori e ogni altro interessato possono, entro 30 giorni, proporvi opposizione. Per sessanta giorni decorrenti dalla data di pubblicazione nel registro delle imprese sono inibite ai creditori azioni cautelati o esecutive sul patrimonio del debitore ed ogni eventuale azione in essere è sospesa. La pubblicazione comporta altresì il divieto – temporaneo – di acquisire titoli di prelazione se non concordati;


una fase giudiziale puntualmente disciplinata dalla norma in discorso e consistente nella richiesta di omologazione, che deve essere effettuata dal tribunale.


Le indicazioni della legge delega


L’art. 5, comma 1, della legge delega indica i principi e i criteri direttivi volti alla incentivazione del ricorso agli accordi di ristrutturazione dei debiti, dei piani attestati di risanamento e delle convenzioni di moratoria.


Si tratta di strumenti già contemplati dalla legislazione vigente, in relazione ai quali lo schema apporta alcune modifiche, volte, in linea con la delega, a favorirne il ricorso.


L’art. 15, comma 1, della legge delega prevede che, nell’esercizio della delega il Governo debba attenersi ai seguenti criteri:

a) estensione della procedura prevista attualmente dall’art. 182-septies della legge fallimentare, relativo agli accordi di ristrutturazione con intermediari finanziari e convenzioni di moratoria, agli accordi di ristrutturazione non liquidatori ovvero alle convenzioni di moratoria concluse con creditori, anche diversi da banche e intermediari finanziari, rappresentanti almeno il 75 per cento dei crediti di una o più categorie giuridicamente ed economicamente omogenee;

b) eliminazione o riduzione del limite del 60 per cento dei crediti attualmente contemplato dall’art. 182-bis della legge fallimentare qualora il debitore non proponga la moratoria del pagamento dei creditori estranei, né richieda le misure protettive previste rispettivamente dal primo e dal sesto comma del medesimo articolo;

c) assimilazione, in quanto compatibile della disciplina delle misure protettive degli accordi di ristrutturazione dei debiti a quella prevista per la procedura di concordato preventivo;

d) estensione degli effetti dell’accordo ai soci illimitatamente responsabili, alle medesime condizioni previste per il concordato preventivo;

e) prevedere che il piano attestato abbia forma scritta, data certa e contenuto analitico;

f) prevedere l’obbligo di rinnovazione delle attestazioni nel caso di successive modifiche, non marginali, dell’accordo o del piano di risanamento.


NUOVI STRUMENTI NEGOZIALI STRAGIUDIZIALI

Art. 56 Accordi in esecuzione di piani attestati di risanamento


La disposizione contiene una compiuta disciplina dei piani attestati di risanamento, sino ad oggi regolamentati esclusivamente negli effetti, nell’ambito delle esenzioni all’azione revocatoria fallimentare. La legittimazione è attribuita all’imprenditore in stato di crisi o di insolvenza.


E’ di tutta evidenza che, poiché il beneficio arrecato dal piano è l’esenzione dall’azione revocatoria disciplinata dalla sezione IV del capo I del titolo V, si tratta di istituto riservato ai soli imprenditori assoggettabili alla liquidazione giudiziale.


Il piano è rivolto ai creditori e mira al risanamento dell’esposizione debitoria ed al riequilibrio della situazione finanziaria ed è riservato quindi alle ipotesi di continuità aziendale.

In linea con quanto previsto nell’art. 5 comma 1, lett. e), legge delega n. 155/2017, si precisa che il piano deve avere data certa, anche al fine dell’esenzione da revocatoria, in caso di successiva liquidazione giudiziale.


Si definisce il contenuto minimo obbligatorio del piano, anche con riferimento alla tempistica delle azioni da compiersi e dei rimedi da adottare in caso di scostamento tra gli obiettivi e la situazione in atto.


Sempre nell’ambito di una più compiuta regolamentazione dell’istituto, si specifica che la documentazione da allegare al piano è quella prescritta per il debitore che chiede l’accesso ad una procedura regolatrice della crisi o dell’insolvenza.


Viene infine ribadito che il piano deve essere attestato da un professionista indipendente e che su richiesta del debitore può essere pubblicato nel registro delle imprese.


Al fine di scongiurare condotte opportunistiche o collusive, è previsto che gli atti unilaterali e i contratti posti in essere in esecuzione del piano devono essere provati per iscritto e devono avere data certa.


SEZIONE II

STRUMENTI NEGOZIALI STRAGIUDIZIALI SOGGETTI AD OMOLOGAZIONE

Articolo 57 Accordi di ristrutturazione dei debiti


La legittimazione alla stipulazione degli accordi di ristrutturazione dei debiti soggetti ad omologazione è riservata all’imprenditore, anche non commerciale e diverso dall’imprenditore minore che si trovi in stato di crisi o insolvenza.


Gli accordi sono omologabili a condizione che siano stipulati con creditori che rappresentino almeno il sessanta per cento dei crediti.


Essi devono essere accompagnati da un piano economico-finanziario che ne consente l’esecuzione, il cui contenuto è conforme a quello dei piani attestati di risanamento.

Nulla è innovato, rispetto all’art. 182-bis l.fall., quanto al pagamento, necessariamente integrale, dei creditori estranei ed al contenuto dell’attestazione.


Articolo 58 Rinegoziazione degli accordi o modifiche del piano


La norma disciplina l’ipotesi in cui si verifichino, dopo il deposito della domanda e prima dell’omologazione o in fase esecutiva, circostanze che impongano di modificare in modo sostanziale il contenuto degli accordi o del piano.


Qualora, infatti, il debitore apporti modifiche del piano prima dell’omologazione, devono essere rinnovati l’attestazione del professionista indipendente e le manifestazioni di consenso da parte dei creditori pregiudicati.


L’attestazione è necessaria anche in caso di modificazioni sostanziali degli accordi.

Se si rendano necessarie modifiche sostanziali del piano dopo l’omologazione, l’imprenditore può apportare le modifiche idonee ad assicurare l’esecuzione degli accordi, richiedendo il rinnovo dell’attestazione.


In tal caso, il piano modificato e l’attestazione sono pubblicati nel registro delle imprese ed il debitore deve provvedere ad avvisare i creditori dell’avvenuta pubblicazione.

Entro trenta giorni dalla ricezione dell’avviso i creditori possono proporre opposizione nelle forme dell’opposizione all’omologazione degli accordi.


Articolo 59 Coobbligati e soci illimitatamente responsabili


La disposizione disciplina gli effetti dell’accordo sui coobbligati ed i soci illimitatamente responsabili.


I creditori aderenti sono assoggettati alla disciplina dettata dall’art. 1239 codice civile; disciplina che non si applica, in forza del comma 2, ai creditori non aderenti cui siano estesi gli effetti dell’accordo, i quali conservano impregiudicati i diritti contro i coobbligati.

Il terzo comma, in linea con quanto previsto nell’art. 5 comma 1, lett. d) legge delega n. 155/2017, estende, salvo patto contrario, l’efficacia dell’accordo della società ai soci illimitatamente responsabili, i quali, se hanno prestato garanzia, continuano a rispondere per tale diverso titolo.


Articolo 60 Accordi di ristrutturazione agevolati


L’art. 60, in attuazione dell’art. 5 comma 1, lett. b) legge delega n. 155/2017, introduce una nuova forma di accordi di ristrutturazione, definiti agevolati, perché possono essere stipulati con creditori che rappresentino almeno il trenta per cento dei crediti, a condizione che il debitore non proponga la moratoria del pagamento dei creditori estranei e non richieda e rinunci a chiedere misure protettive temporanee.


Articolo 61 Accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa


L’art. 182-septies l.fall., ha introdotto una nuova tipologia di accordi con la finalità di sottrarre a creditori finanziari che vantano un credito di piccola entità la possibilità di dichiararsi contrari ad operazioni di ristrutturazione concordate fra il debitore e la maggioranza dei creditori finanziari, decretando in tale modo l’insuccesso complessivo dell’operazione.


Al fine di incentivare l’utilizzo dell’istituto l’art. 5 comma 1, lett. a), legge delega n. 155/2017 ha previsto che l’applicazione dell’istituto debba essere estesa a tutte le ipotesi di ristrutturazione del debito e non soltanto all’ipotesi in cui l’ammontare dei debiti sia rappresentato, per almeno la metà, da debiti verso banche e intermediari finanziari.


L’estensione può riguardare solo creditori appartenenti alla medesima classe che abbiano, quindi, posizione giuridica ed interessi economici omogenei e comporta una espressa deroga agli articoli 1372 e 1411 c.c.


Il comma 2 individua i requisiti necessari per l’estensione:

-viene ribadita la soglia del 75% per cento dei creditori aderenti appartenenti alla medesima classe;

-la necessità che tutti i creditori appartenenti alla classe siano stati debitamente e compiutamente informati e siano stati messi in condizione di partecipare alle trattative;

-l’obbligo del debitore di notificare l’accordo, la domanda di omologazione ed i documenti allegati ai creditori ai quali chiede di estendere gli effetti dell’accordo, i quali, ai sensi del richiamo contenuto nel successivo quarto comma, potranno altresì opporsi all’omologa dell’accordo ai sensi dell’art. 48, comma 4, del Codice.


La principale novità è nel contenuto del piano e dell’accordo che deve prevedere la prosecuzione dell’attività d’impresa, mentre è stato opportunamente precisato che gli effetti dell’accordo possono essere estesi ai non aderenti soltanto ove essi risultino soddisfatti in misura superiore rispetto alla liquidazione giudiziale.


Rimane ferma la tutela dei diritti dei creditori non appartenenti alla classe individuata nell’accordo.


Il comma 3 prevede una tutela rafforzata per i creditori non aderenti cui vengano estesi gli effetti dell’accordo, creditori ai quali deve essere notificata la domanda di omologazione e che potranno proporre opposizione ai sensi dell’art. 48, comma 4.


Per essi, il termine per proporre opposizione decorre dalla data della notificazione.


Infine, viene ribadita la persistenza dell’istituto degli accordi ad efficacia estesa nei confronti di banche e intermediari finanziari, a condizioni sostanzialmente identiche, anche con riferimento alla percentuale degli aderenti all’interno della categoria, a quanto già previsto dall’art. 186-septies l.fall.


Infatti, l’art. 5, comma 1, lettera f) della legge delega impone di estendere la procedura prevista per i creditori finanziari anche fuori da tale ambito, seppur limitatamente agli accordi non liquidatori ed alla convenzione di moratoria; non impone, invece, di unificare le due procedure, né di eliminare l’istituto attualmente disciplinato dall’art. 182-septies l.fall., che trova applicazione anche al di fuori delle ipotesi di continuità aziendale.


Articolo 62 Convenzione di moratoria


Le finalità che hanno condotto all’introduzione degli accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa erano alla base anche del secondo strumento giuridico introdotto all’art. 182-septies l.fall.: la convenzione di moratoria temporanea dei crediti.


Anche in questo caso, come prescritto nell’art. 5 comma 1, lett. a) della legge delega n. 155/2017, è stato esteso l’ambito di applicazione dell’istituto, non più limitato alle convenzioni stipulate con banche o intermediari finanziari.


La disposizione regola ora tutte le convenzioni di moratoria intervenute tra un imprenditore, anche non commerciale, ed i suoi creditori.


Nel comma 1 è stato meglio precisato l’oggetto della convenzione che disciplina in via provvisoria gli effetti della crisi e riguarda ogni tipo di misura che non comporti rinuncia al credito.


Il comma 2 individua i requisiti necessari per l’estensione degli effetti della moratoria: viene ribadita la soglia del settantacinque per cento dei creditori aderenti appartenenti alla medesima classe, la necessità che tutti i creditori appartenenti alla classe siano stati debitamente e compiutamente informati e siano stati messi in condizione di partecipare alle trattative, mentre è stato opportunamente precisato che gli effetti della moratoria possono essere estesi ai non aderenti soltanto ove essi risultino soddisfatti in misura superiore rispetto alla liquidazione giudiziale.


E’ sempre prescritto il deposito di una relazione redatta da un professionista indipendente designato dal debitore: è stato ampliato l’oggetto dell’attestazione che riguarda ora anche la veridicità dei dati aziendali, l’idoneità della convenzione a disciplinare provvisoriamente gli effetti della crisi, oltre che la convenienza della convenzione.


Nel comma 3 vengono ribaditi i limiti dell’estensione degli effetti della convenzione ai creditori della medesima classe non aderenti.


I commi 4, 5, 6, 7 e 8 disciplinano il procedimento: il debitore ha l’obbligo di comunicare la convenzione e la relazione del professionista ai creditori non aderenti i quali possono opporsi entro trenta giorni.


Non è stata ripetuta la previsione, contenuta nell’art. 48, della sottoposizione del termine per l’opposizione alla sospensione nel periodo feriale, considerato che, in questo caso, il termine decorre da una comunicazione del debitore e non dall’iscrizione nel registro delle imprese e che i creditori non aderenti a cui si vuole estendere la convenzione di moratoria devono essere obbligatoriamente informati delle trattative, sicché, diversamente da quanto può accadere per i creditori estranei agli accordi di ristrutturazione, essi sono già necessariamente a conoscenza dell’iniziativa dell’imprenditore.


Il tribunale decide sulle opposizioni in camera di consiglio con sentenza nei cui confronti è ammesso reclamo ai sensi dell’art. 51.


Articolo 63 Transazione fiscale e accordi su crediti contributivi


L’art. 63 disciplina la transazione fiscale negli accordi di ristrutturazione e costituisce la riproposizione dei commi 5 e 6 del vecchio art. 182-ter l.fall., disposizione che conteneva la disciplina del trattamento dei crediti tributari e contributivi nel concordato preventivo e negli accordi di ristrutturazione, disciplina che ora è divisa in due articoli.


Le uniche novità sono rappresentate dalla valutazione di convenienza oggetto dell’attestazione e del giudizio del tribunale che non è più riferita genericamente alle alternative concretamente praticabili ma specificamente alla liquidazione giudiziale, nonché dalla previsione, in accoglimento delle osservazioni espresse dalle competenti Commissioni parlamentari, di un termine di sessanta giorni entro il quale le amministrazioni devono esprimere la propria adesione, allo scopo di agevolare l’applicazione dell’art. 48, comma 5.


Articolo 64 Effetti degli accordi sulla disciplina societaria


L’articolo riproduce, con riguardo alla domanda di omologazione degli accordi di ristrutturazione, la disposizione attualmente contenuta nell’art. 182-sexies l.fall.


L’unica novità è costituita dal riferimento alla «richiesta di misure cautelari e protettive ai sensi dell’art. 54 relative ad una proposta di accordo di ristrutturazione e sino all’omologazione» ed ha, evidentemente, l’obiettivo di favorire, mediante la sterilizzazione degli effetti dello scioglimento della società, il ricorso a tali misure.

[1] L’articolo 67, terzo comma, LF, individua tra gli atti esclusi dalla revocatoria, alla lettera d): gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purché posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria.